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Sguardo sull’Italia - Enti privati e formazione

a partire da tre diverse realtà : Cittadellarte, Fabrica Benetton, Fondazione Antonio Ratti

Frida Carazzato e Maria Garzia

10.07.2008

Nell’ultimo quindicennio si è sviluppata in Italia una sempre maggiore attenzione verso la formazione in campo artistico promossa da enti privati e fondazioni. Sono modelli formativi alternativi che si sono affiancati alla tradizionale impostazione didattico-accademica e universitaria, modelli che cercano di arricchire e completare i percorsi di studio, di fornire gli strumenti per una migliore specializzazione e per l’acquisizione di professionalità e competenza, costruiti su un’ottica di internazionalità e adeguamento agli standard mondiali.
Utopia o realtà ?
In una crescita vertiginosa di proposte, tra corsi di alta formazione, aggiornamento, seminari, workshop, la domanda che si impone è se queste realtà siano veramente capaci di creare una formazione artistica e curatoriale d’avanguardia. Quali sono i principi su cui si fondano e qual è l’effettiva esigenza alla base ? E l’Italia, come si pone rispetto agli standard internazionali proposti e qual è la direzione da adottare ?
Con lo scopo di mettere in luce l’odierna offerta formativa italiana proposta da enti privati inseriti all’interno di un più ampio contesto nazionale e in rapporto con le istituzioni pubbliche, abbiamo scelto di interrogare tre realtà diverse tra loro per offerta e ambito di interesse, quali Cittadellarte Fondazione Pistoletto, Fondazione Antonio Ratti e Fabrica Benetton, nonché tre enti che vantano un ruolo pionieristico nel campo della formazione, della promozione e produzione della cultura. Si tratta di un’indagine condotta a partire dall’analisi di esigenze, obiettivi e risultati che sono alla base dei suddetti corsi e che nasce dalla nostra momentanea lontananza dalla scena artistica italiana, data la nostra attuale formazione all’estero, esperienza che va senz’altro letta anche come termine di paragone. L’obiettivo del presente articolo non vuole essere quello di giungere ad una risposta precisa, bensì di sollevare problematiche e riflessioni.
 

 

Tre esempi

Tra i modelli che abbiamo deciso di prendere in considerazione, Fondazione Antonio Ratti e Cittadellarte risultano essere delle fondazioni di diritto civile che propongono tra le altre attività, un programma di residenze per artisti e curatori ; mentre, Fabrica Benetton, risulta essere un centro di ricerca nato dall’azienda Benetton che si propone come luogo di sperimentazione e formazione.
La rapida panoramica che segue sui tre contesti prescelti, più che una presentazione dettagliata del loro programma formativo, è una messa in luce delle peculiarità che rendono ogni corso specifico nel suo indirizzo e mirato nella sua mission. Diverse per obiettivi e modalità, i tre modelli scelti danno al contempo una chiara visione della varietà della proposta formativa, più specialistica e mirata a determinati settori dell’arte contemporanea.  

 

Cittadellarte - Unidee

A Cittadellarte abbiamo incontrato Michelangelo Pistoletto e Cristiana Bottigella, responsabile del progetto Unidee.

Unidee, Università delle Idee, nasce in modo sperimentale nel 1999 come “Artisti in Residence”, pratica diffusa da anni in tutto il mondo e che in Italia ha una storia abbastanza recente ma in veloce evoluzione negli ultimi anni. Unidee è un progetto nato dalla forte volontà di Michelangelo Pistoletto di ricreare a Biella l’esperienza sviluppata durante gli anni d’insegnamento all’Accademia d’Arte di Vienna. Non si tratta di un insegnamento di una pratica artistica, quanto una volontà di “attivare situazioni”.
Cristiana Bottigella, responsabile e coordinatrice del progetto fin dalla genesi, parla della sua nascita come la realizzazione di una “visione” di Pistoletto, quella di voler creare situazioni e dinamiche al servizio della creatività, dell’arte e della cultura, intese come presa di posizione nella società contemporanea. Una posizione socialmente responsabile, che è lo slogan della realtà di Cittadellarte e dei progetti che mette in atto.
A partire dal 2000 Unidee acquisisce forma propria e si trasforma in un programma di formazione internazionale per professionisti del mondo dell’arte. Abbandonata la dicitura di “artisti in residence” diventa una fusione tra il classico modello residenza e un corso impostato su seminari, incontri e momenti di discussione. Un programma ibrido anche nel suo indirizzo, rivolto ad artisti, curatori, professionisti di settori affini all’arte, verso una comune prospettiva che è quella del compiersi di una creatività. Michelangelo Pistoletto ci parla infatti di “attivatore”, figura poliedrica, trasversale, intermedia, nella quale si fondono competenze e campi di interesse molteplici ai fini di un attivismo responsabile all’interno della società.
La difficoltà nel trovare una definizione univoca al progetto di Unidee è in qualche modo la sua peculiarità e la sua forza : come un continuo work in progress il progetto si evolve e si modifica ogni anno, cresce e si adegua alla società contemporanea in funzione delle esigenze espresse dagli stessi partecipanti, gli argomenti e le tematiche affrontate seguono e preconizzano la discussione sull’arte attuale.
La selezione dei partecipanti avviene in funzione dei progetti proposti, progetti non soltanto artistici, ma curatoriali, workshop, tavole rotonde, discussioni ; a Unidee non interessa il mezzo, che può essere di diversa natura, ma i risultati raggiunti e le dinamiche innescate. Cittadellarte sostiene infatti la validità dell’idea non in termini di originalità e di spettacolarizzazione dell’evento, ma in funzione dell’aderenza a un determinato contesto, del suo livello di riflessione critica, della suo lato partecipativo alle dinamiche contemporanee. I progetti proposti non vengono realizzati nel periodo di residenza, ma la Fondazione crea i presupposti, i contatti, le possibilità concrete affinché questi possano essere sviluppati nei paesi di origine dei partecipanti. Qui la convinzione che Cittadellarte debba essere un modello migrante, un dispositivo mobile da ricreare altrove. Inserito e attento alle odierne dinamiche di moltitudine, globalizzazione, mondializzazione, proprie delle nuova generazione dei professionisti dell’arte, che punta sulla necessità e l’esigenza di creare network di esperienze, Unidee propone alla fine del corso il programma Manydee, piattaforma di relazione e discussione che permette ai partecipanti di ogni sessione di continuare il dialogo, la circolazione di idee, la relazione a distanza, lo sviluppo di sinergie. Questo anche grazie alla forte internazionalità del programma, che come Cristiana Bottigella ha affermato è indicativo anche di una ricezione paradossalmente molto più forte all’estero che non in territorio italiano, situazione tuttavia in fase di trasformazione di pari passo evidentemente a un cambiamento del sistema universitario e all’apertura di prospettive degli stessi studenti.

http://www.cittadellarte.it  

 

Fondazione Antonio Ratti - Corso Superiore di Arti Visive - CSAV

Abbiamo chiesto a Luca Cerizza e Anna Daneri, curatori del corso dell’edizione 2008, di presentarci il CSAV.

Dal 1988 la Fondazione Antonio Ratti di Como propone un corso di perfezionamento per artisti italiani e stranieri. Questo corso ha rappresentato uno dei primi esempi in Italia di piattaforma per giovani artisti provenienti da tutto il mondo grazie alla concreta possibilità di presentare i propri lavori al termine del soggiorno a Como e nello stesso tempo terreno di scambio tra le giovani generazioni di artisti italiani e internazionali. L’articolazione del seminario è cambiata nel corso degli anni per assumere sempre più l’aspetto di un periodo di formazione e di confronto tra gli artisti partecipanti, il collegio organizzativo composto da curatori e artisti, e la figura di un Visiting Professor, invitato a proporre ai partecipanti il proprio lavoro e la propria esperienza.
Ogni anno sono all’incirca una ventina i partecipanti selezionati in seguito alle candidature inviate, spesso ripartiti tra una metà italiana e una metà straniera. La selezione è fatta in base alla qualità dei lavori di ogni singolo candidato, alla modalità di presentazione degli stessi e dalle possibili affinità con l’artista invitato al workshop. Per facilitare gli scambi internazionali sono inoltre indette delle borse di studio provenienti da istituti stranieri diversi che propongono una serie di artisti tra cui il comitato di selezione sceglierà i candidati definitivi. La Fondazione Antonio Ratti, data la sua fama da anni consolidata e la sua attività, ha tessuto una rete di relazioni con le istituzioni pubbliche della città e dal 2007 con altre realtà presenti nel territorio, per esempio dall’anno scorso negli spazi delle associazioni milanesi non-profit, Via Farini, Careof e Neon, a novembre si tiene la mostra di fine corso per esporre i progetti dei partecipanti concepiti durante il workshop con il Visiting Professor. Il Corso Superiore di Arti Visive è conosciuto molto bene sia in Italia che all’estero, e in media, tra le 350 circa domande che pervengono ogni anno, di cui molte sono italiane, è possibile far luce sulla differente formazione tra gli artisti del nostro paese e quelli stranieri. Attraverso le candidature si percepiscono il percorso formativo, molto più accademico quello italiano e il differente approccio sia al proprio lavoro artistico sia all’arte come sistema : l’artista straniero coglie l’aspetto manageriale del suo lavoro e cura molto di più la sua presentazione rispetto ad un’idea italiana dell’artista ancora tutta bohémienne.
In questo senso Fondazione Ratti propone ai giovani artisti italiani la possibilità di confrontarsi e di stare per una ventina di giorni a stretto contatto con altre esperienze all’interno del territorio italiano, mentre ai partecipanti stranieri è offerta la possibilità di conoscere le iniziative italiane, molto spesso incarnate dal privato e poco sostenute dal pubblico, e di entrare in contatto con la scena italiana. Ratti incarna la possibilità di creare un punto di passaggio tra l’arte italiana e quella straniera, a pochi chilometri dalla nevralgia del sistema pubblico di Milano e da altre proposizioni private. Il Corso di Arti Visive della Fondazione Ratti gode del sostegno di Artegiovane Milano, di Epson, del Comune di Como e dall’Assessorato alla Cultura.

http://www.fondazioneratti.org  

 

Fondazione Antonio Ratti - Corso Europeo per Curatori di Arte Contemporanea - CECAC

Per saperne di più sul Cecac, Corso Europeo per Curatori di Arte Contemporanea, quest’anno alla sua seconda edizione, abbiamo intervistato Roberto Pinto, curatore del corso insieme a Gabi Scardi, e Karen Tomatis, responsabile del programma.

Il corso Cecac nasce nel 2007 dalla collaborazione tra la Fondazione Ratti e la Provincia di Milano, realizzato grazie al sostegno della Commissione Europea. Il legame tra un ente privato, impegnato come già noto nella formazione artistica, e la Provincia di Milano, attenta e promotrice di una politica di produzione culturale, si inserisce all’interno del contesto milanese storicamente problematico per la mancanza di un museo di arte contemporanea. Un lavoro portato avanti nel comune intento di innescare dei processi di coinvolgimento intorno alla riflessione sulle dinamiche dell’arte e nel caso specifico delle pratiche curatoriali attuali.
Il Cecac nasce infatti da una reale esigenza di creare una situazione di confronto e condivisone per giovani curatori internazionali all’interno del contesto italiano e di valorizzare allo stesso tempo le risorse interne del nostro territorio mettendole in una condizione di apertura e comunicazione con esperienze affini a livello internazionale. Non deve essere considerato quindi un corso di formazione, come Roberto Pinto sottolinea spiegandone la sue particolarità, bensì una tavola rotonda allargata, un momento di scambio, un luogo di confronto.
Questo spiega da un lato la sua durata limitata nel tempo, dall’altro il suo programma focalizzato non su aspetti pratici ma di approfondimento e sondaggio della sfera curatoriale attuale.
Indirizzato a giovani curatori provenienti da tutta Europa, la commissione seleziona giovani professionisti inseriti già all’interno di strutture lavorative pubbliche o private, che hanno un’esperienza attiva sul campo e che abbiano già un’idea precisa e strutturata del proprio ruolo nel campo curatoriale . I dieci giorni di frequenza permettono quindi a chi lavora di poter partecipare e di condividere la propria esperienza e la propria pratica con altre giovani realtà e con gli esperti, un artista e un curatore, che di anno in anno presiedono il corso proponendo seminari, visite, tavole rotonde accanto ad altri intervenenti.
Alla base della dinamica del corso risulta evidente quindi l’importanza che assume, nella figura del curatore odierno, la creazione di una rete globale, la messa in circolazione del pensiero e il confronto a partire dai differenti modelli di pratica curatoriale.
 

 

Fabrica Benetton

Fabrica è il centro di ricerca sulla comunicazione del gruppo Benetton. Nasce nel 1994 nel territorio trevigiano ed è ospitata nell’edificio ristrutturato dall’architetto Tadao Ando.
Fabrica si presenta come l’unione tra un centro di ricerca, un serbatoio culturale e una scuola che ogni anno invita dei “Fabricanti”, artisti interattivi e designer (al di sotto dei 25 anni) da tutto il mondo per un programma di residenze della durata di un anno. Durante questo periodo i partecipanti al programma approfondiscono il tema della comunicazione interagendo attraverso le sue diverse manifestazioni artistiche ; a Fabrica trovano spazio il settore comunicazione visiva, fotografia, cinema e video, musica, design, Interactive media ed editoria.
I progetti promossi si inseriscono sia all’interno del marchio Benetton, come promozione e comunicazione della filosofia dell’azienda stessa, sia come co-produzioni e realizzazione di specifici progetti : un esempio per il settore cinema e video è la co-produzione per il film presentato a Cannes nel 2004 Tropical Malady di Apichatpong Weerasethakul ; per le sperimentazioni in campo musicale, la realizzazione dell’azione musicale multimediale Winners presentata nel 2006 ; per il settore design Fabrica disegna oggetti di design per diversi marchi internazionali quali Paola C., Metalarte e Casamania by Frezza e dal 2001 i giovani partecipanti hanno avviato il progetto Fabrica Features, un luogo commerciale destinato alla vendita di prodotti di design e spazio di incontro per workshop, proiezioni video, performance e concerti. Quest’ultimo progetto è presente in diversi città come Lisbona, Hong Kong, passando per Parigi, Londra e Porto. L’area Interactive media si occupa alla realizzazione di progetti media, eventi multimediali e video-art, nonché di siti internet, mentre per l’editoria la rivista Colors, edita in tre lingue – inglese, italiano, francese o spagnolo- e finanziata dal gruppo Benetton, ha ricevuto numerosi riconoscimenti e dal 2006, in collaborazione con il Centre Pompidou di Parigi e l’organizzazione non governativa Reporters sans frontières, ha realizzato il progetto COLORS Notebooks, rivista inviata in ogni luogo del mondo per documentare attraverso immagini e testi ciò che non viene raccontato dai maggiori mezzi di comunicazione.
Come ne testimonia il sito internet, interamente concepito in lingua inglese, Fabrica si pone su un livello di comunicazione e di ricerca internazionale, resta però aperta la questione circa il suo rapporto con il territorio italiano.

http://www.fabrica.it  

 

Alcune riflessioni

Dalla presentazione di questi tre esempi risulta che ci sia in Italia la forte esigenza di mettersi al passo con la scena europea, di creare delle figure più specializzate e una maggiore professionalità al fine di inserirsi in una discorso internazionale già dinamico e competitivo. Se da un lato gli obiettivi prefissati dalle tre realtà ci sembrano essere raggiunti, in termini di visibilità e di partecipazione, dall’altro lato è stato evidenziato una sorta di scarto tra il sistema pubblico italiano, o potremmo dire l’inesistenza di questo sistema, e la proposta privata.

A rafforzare questa osservazione interviene il rapporto recentemente pubblicato sul “Giornale dell’Arte” (Il Giornale delle Fondazioni - Rapporto annuale 2007, allegato al n. 268, settembre 2007, de Il Giornale dell’Arte, ed. Umberto Allemandi & C) sulle fondazioni italiane impegnate in campo artistico. Il documento inizia evidenziando una crescita sensibile rispetto alla passata situazione : attualmente sono ben 220 le fondazioni italiane private di cui 145 di diritto civile e 75 di origine bancaria. Il rapporto recita : “La distribuzione geografica non fa che riconfermare i sensibili squilibri territoriali a livello di fondazioni in generale : anche per quanto riguarda le istituzioni attive in ambito culturale, si riscontra una forte concentrazione al Nord, con il 65% delle fondazioni di diritto civile localizzato in regioni settentrionali e, in particolare, nel Nord Ovest. Considerazioni analoghe valgono per le 75 fondazioni di origine bancaria presenti nel nostro rapporto (su un totale di 88)”.
Dal resoconto risulta che le fondazioni italiane investono molto in arte e cultura, quasi un decimo della spesa pubblica e un quarto della spesa di competenza ministeriale dimostrando quanto, in ambito europeo, l’Italia rimanga “uno dei paesi che assegna meno risorse, sicuramente insufficienti per un comparto considerato sempre più "strategico" e alla base di scenari fondati su modelli di sviluppo innovativi quanto, forse, necessari proprio per un Paese come il nostro”. Inoltre si constata che, nella suddivisione tra fondazioni di diritto civile e quelle di natura bancaria, quest’ultime investano lievemente meno per le voci “stage culturali per artisti e operatori cultuali”, siamo allo 0%, contro 10% delle fondazioni civili, ed a un 1% delle fondazioni bancarie per “Training e sviluppo professionale” contro 12 % delle fondazioni civile ; a tutto ciò si contrappone una sensibile differenza di investimenti delle fondazioni bancarie per il restauro, la conservazione e l’acquisizione di opere rispetto alle fondazioni civili.

Considerando la poca sensibilità nei confronti della cultura e di conseguenza la mancanza di un’adeguata educazione alla stessa da parte delle politiche di governo, diviene evidente quanto le istituzioni pubbliche facciano fatica a mettere in atto un’adeguata proposta formativa alla quale molto spesso sono gli enti privati a rispondere, mossi anche dalla possibilità di usufruire di determinate agevolazioni e libertà di decisione.
Il sistema accademico italiano propone infatti senza dubbio innumerevoli percorsi formativi, quali lauree specialistiche e master post-laurea, sviluppatisi soprattutto in seguito alla riforma universitaria (es. Ied, Roma, Naba a Milano ed i corsi dello Iuav a Venezia). Questi percorsi accademici se da un lato esprimono la consapevolezza delle attuali esigenze formative e una certa volontà di adeguarsi alla nascita di nuove figure professionali, dall’altro evidenziano spesso uno scollamento dalle reali dinamiche del mondo dell’arte, in quanto deboli nell’approccio pratico e spesso isolati rispetto alle realtà artistiche attive sul territorio.
Accanto a tali proposte provenienti dall’ambito accademico, come presentato nel paragrafo precedente, sono enti privati, quali aziende e fondazioni, a proporre una formazione più mirata nella creazione di figure professionali specializzate. Fuori dal sistema accademico, sinonimo spesso di rigidità e invecchiamento, questi corsi, nella fattispecie i quattro analizzati precedentemente, offrono infatti concrete possibilità di confronto con il sistema artistico, grazie alla creazione di una rete di contatti, alla sperimentazione e alla discussione con esperienze diverse, allo scambio interculturale, al lavoro accanto a professionisti.
Tuttavia sia che si parli di formazione accademica, sia di formazione promossa da enti privati, il male comune risulta essere l’inefficacia, per non dire l’inesistenza di un sistema pubblico che dovrebbe funzionare da humus affinché queste realtà riescano ad inserirsi nel territorio e creare una rete di comunicazione e di promozione. Si assiste per tanto ad una “creazione” sempre più numerosa di “professionisti” dell’arte, o aspiranti tali, senza che ci sia un’ingente domanda dal punto di vista del mercato ed una effettiva possibilità di ricezione e inserimento da parte di musei e istituzioni. L’attenzione che gli enti privati rivolgono alla cultura crea delle realtà all’avanguardia in potenza ed effettivamente impegnate nell’attivazione di un discorso contemporaneo sull’attività artistica e curatoriale rivolte ad una scena internazionale, realtà che restano purtroppo appartate tra di loro e isolate all’interno di un sistema nazionale frammentato e pesantemente incurante dello sviluppo culturale del paese.
Partendo da un esempio eclatante come quello della città di Milano che deficita di una struttura pubblica per l’arte contemporanea, nel resto del territorio nazionale non mancano certamente musei e istituzioni pubbliche, il problema è il loro claudicante funzionamento : insufficienza di finanziamenti, poca trasparenza nelle nomine direttive troppo spesso legate a fattori politici, una programmazione molto spesso indirizzata ad un risultato quantitativo e di grande pubblico piuttosto che alla sperimentazione e alla scena artistica emergente soprattutto italiana.
Nonostante quindi un’effettiva costellazione di proposte formative provenienti dal privato, tra cui consideriamo le tre realtà da noi prese in considerazione, la situazione italiana continua a essere problematica proprio per la mancanza di Sistema.

Dalle conversazioni fatte con gli organizzatori dei corsi sopraccitati, è in ogni modo percepito un movimento interno nella scena italiana dovuto al fatto che una nuova generazione di curatori, molti dei quali hanno intrapreso un programma di formazione o hanno lavorato all’estero, sono consapevoli di determinate dinamiche ed esigenze calate ed interpretate nella particolare situazione italiana. Più che auspicare la nascita di nuovi spazi o istituzioni, è da augurarsi una messa in azione di quelle realtà che già esistono sul territorio e che siano sempre più in grado di tessere una rete per una reale circolazione di idee dentro e fuori il territorio italiano con il forte aiuto della macchina pubblica. Alla base del problema non c’è una carenza di iniziative, bensì una reticenza mentale e di approccio alle tematiche culturali per cui manca anche l’indispensabile capacità di saper attendere dei risultati che si costituiscono soltanto sulla durata e sulla pratica.
In questo senso può essere interpretata come una trasformazione in fieri quello che sta succedendo in Italia, ma avremmo modo di vederne i risultati soltanto tra un po’ di tempo quando i corsi per artisti e curatori smetteranno di essere considerati una moda del momento, ma probabilmente una reale presa di posizione sulla scena artistica contemporanea.